Il senso di colpa

Definire il senso di colpa non è semplice,  anche se è un tema   con cui ci si confronta spesso  nella vita. Il termine si  riferisce a tutti quei vissuti   correlati alla percezione di aver sbagliato o di aver arrecato un danno ad altri. Possiamo dire che il senso di colpaè una sorta di accusa che si rivolge a se stessi attraverso la sensazione di meritare una punizione. Si tratta di una dimensione  psicologica complessa,  che non necessariamente corrisponde ad un’azione, poiché riguarda anche  solamente  i desideri  e le sensazioni . E’ diverso quindi dalla colpa che viene socialmente attribuita ad un comportamento oggettivabile che viola delle norme o dei doveri condivisi. Il senso di colpa è invece qualcosa di molto soggettivo ed opinabile, che ha a che fare con la preoccupazione delle conseguenze che hanno sugli altri le proprie azioni ed intenzioni. Si sviluppa durante la crescita attraverso il rapporto con le figure genitoriali, che rappresentano dei modelli significativi con cui identificarsi per  interiorizzare i divieti e costruire una coscienza morale.  Il senso di colpa è correlato alla percezione del limite che c’è tra  sé e gli altri, che comporta spesso una differenza  tra ciò che si vorrebbe  e la realtà. In questo vissuto è insito anche un potenziale costruttivo per la relazione,  poiché permette  di  riparare se si sente di aver fatto un torto e  di avere un deterrente interno per eventuali azioni dannose.

La psicoanalisi sin dalla sua nascita si è occupata di questo tema  proponendone una comprensione che differisce sia dal giudizio insito culturalmente nella colpa, sia dalla necessità di pentimento correlata alla religione. Ne è stata sottolineata la funzione difensiva a livello inconscio, soprattutto quando diventa una dimensione che sembra intrappolare la persona intorno alla sensazione di sbagliare.  A volte infatti  attraverso il senso di colpa ci si protegge  da altre emozioni ed intenzioni spiacevoli di cui non si vorrebbe prendere atto perché si teme possano  minare l’equilibrio delle relazioni e della propria immagine di sé. Non sempre si sa perché ci si sente  in questo modo  o  si riesce ad identificare il proprio stato d’animo come senso di colpa. I nessi attraverso cui a livello profondo si struttura un’ autoaccusa potrebbero essere molto articolati, soprattutto quando apparentemente non si è fatto nulla per motivarla.

Prendiamo il caso  della colpa che si può sperimentare per la  morte di  un genitore, come se si fosse personalmente responsabili. Potrebbe essere un modo per punirsi, a causa  di sentimenti ostili che si provavano verso l’altro quando era in vita e che non si riuscivano a riconoscere. Altre volte invece si sente di essere spesso in torto,  mettendo  in atto comportamenti riparativi. In questo caso il senso di colpa potrebbe essere un modo per evitare di percepire aspetti spiacevoli negli altri che provocherebbero sofferenza. Pensiamo inoltre a quelle situazioni in cui si è stati vittime di un’ aggressione ma poi ci si accusa di non aver potuto prevedere l’evento o evitarlo. In realtà questo potrebbe essere  un capovolgimento a livello  inconscio,  per evitare di confrontarsi con la condizione di profonda impotenza che si è sperimentato.

Sono veramente  molteplici le condizioni che portano alla strutturazione di questo vissuto, che potrebbe   emergere anche  in relazione ad eventi che apparentemente sembrano scollegati tra loro. In fondo dipanare la trame del  senso di colpa significa ritrovarsi a sciogliere dei  nodi nella propria storia. Questo processo  può essere faticoso, poiché vuol dire anche ridimensionare delle aspettative idealizzate su  se  stessi e sugli altri, facendo i conti con i limiti insiti nei rapporti interpersonali. La psicoanalisi suggerisce che per quanto sia faticoso comprendere i motivi sui quali si è edificata la colpa, ne consegue un senso di liberazione e di autenticità nel proprio mondo relazionale. Possiamo pensare  che il senso di colpa sia  come un segnale interno, che se colto può aiutare ad assumersi la responsabilità di desideri e vissuti che non si vorrebbero percepire, integrandoli nella propria esperienza.

Dott.ssa Angela de Figueiredo

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