Le interazioni gruppali delle comunità virtuali

Ognuno di noi  nella vita fa diverse esperienze di gruppo come la famiglia, la classe,  gli amici o i colleghi, solo per citarne alcune. Le interazioni di gruppo sono importanti poiché favoriscono l’esperienza della molteplicità ed il confronto con somiglianze e differenze tra  le persone. Come nelle relazioni duali, anche in quelle di gruppo si sviluppano delle dinamiche di  affiliazione, conflitto, cooperazione  o idealizzazione Fin qui stiamo parlando di gruppi reali, dove le persone  si incontrano fisicamente e condividono relazioni, bisogni ed  emozioni.  Ma cosa accade invece nei gruppi che interagiscono virtualmente?

Con lo sviluppo tecnologico e la diffusione di internet, sono nate negli ultimi anni numerose forme di comunità virtuali.  Con questo termine si intende quell’insieme di persone che comunicano tra loro attraverso una rete telematica, come ad esempio i social network, le mailing list, i forum di discussione, le  chat line,  la messagistica whatsapp, i Blog.  Possiamo considerare le Comunità virtuali come una sorta di “luoghi tridimensionali” nella rete telematica, dove la gente si incontra e sviluppa relazioni molteplici e parallele alla vita reale.  Spesso le persone scelgono di  sperimentarsi in questi gruppi per diversi motivi: possibilità di raggiungere più persone contemporaneamente, mancanza di tempo per partecipare a gruppi reali, desiderio di condividere specifici interessi, ma anche difficoltà di socializzazione. Le interazioni di gruppo nelle Comunità virtuali hanno delle similitudini con i gruppi reali, ma anche delle differenze. Per capirle meglio è importante conoscere le caratteristiche della comunicazione a livello telematico. Innanzitutto nella rete  i confini spazio temporali sono alterati, per cui si può interagire comunicando simultaneamente da luoghi diversi anche molto lontani ed in qualsiasi momento. Inoltre nello spazio virtuale c’è una riduzione della comunicazione non verbale, espressa normalmente dalla presenza corporea. Questo elemento è significativo, perché  altera la possibilità di comunicare una serie di aspetti  emotivi  profondi che passano attraverso il canale fisico.  Non potersi guardare e parlare a voce inoltre, rende più difficile  cogliere informazioni  importanti nello scambio con gli altri, come l’età, il sesso, o  lo status sociale.

Nelle Comunità virtuali si crea quindi  una condizione di maggiore anonimato, che  spesso non favorisce la strutturazione di legami forti e di un senso di coesione come nelle comunità reali.  Possiamo ipotizzare che sia proprio  questo aspetto che contribuisca a potenziare gli  aspetti  conflittuali tra i membri, rispetto ai gruppi  reali. L’anonimato può stimolare infatti dinamiche di svalutazione e di attacco degli altri o all’opposto di idealizzazione, che ostacolano lo scambio reciproco e l’integrazione tra le diversità. Il gruppo solitamente costituisce unesperienza complessa e può capitare di sperimentare un maggiore senso di confusione  e disorientamento rispetto alle relazioni duali. In un gruppo virtuale queste sensazioni possono venire ampliate dalla alterazione della comunicazione, che solitamente avviene attraverso il corpo, lo sguardo, la voce  e che ci permette di gestire meglio l’interazione con gli altri.  Per alcune persone invece, l’interazione nelle Comunità virtuali può favorire la sperimentazione di aspetti di sé solitamente inespressi nel gruppo reale e che possono emergere grazie ad una comunicazione più impersonale e distaccata.

Le Comunità virtuali  costituiscono quindi dei  nuovi spazi di interazione di gruppo, espressione della recente  modernità, della frammentazione dei contesti in cui viviamo e della tendenza ad un maggiore individualismo. Allo stesso tempo possiamo anche pensare ad un gruppo che interagisce in questi luoghi virtuali, come qualcosa di profondamente diverso da un insieme di persone che si riunisce attorno ad un tavolo. Eppure questo fenomeno è li a ricordarci che la spinta alla gruppalità è qualcosa di intrinsecamente umano, che può superare anche i confini fisici, spaziali e temporali dell’interazione.

Dott.ssa Angela de Figueiredo

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