L’ombra della paura nell’infanzia

Quando al calar della sera si affaccia il buio o il genitore si allontana, per il bambino può arrivare la paura. Si materializza in un’ombra, nello scricchiolio dei mobili o in un mostro nascosto sotto il letto. Verso varie situazioni si può attivare allora un senso di allerta ed il timore di ritrovarsi soli di fronte al pericolo. E’ soprattutto quando si sente spaventato che il bambino richiama la vicinanza e la protezione delle persone che gli infondono sicurezza e affetto. Ma come mai certi elementi possono diventare così spaventosi? Questo avviene perché su di essi vengono spostate paure più profonde e complesse e le situazioni temute all’esterno diventano la rappresentazione di tensioni interne. Il particolare rapporto affettivo che si instaura con gli adulti di riferimento può attivare infatti vissuti conflittuali legati ad angosce che possono assumere forme diverse. Pensiamo alla paura dei mostri, delle streghe che spesso compaiono al momento di andare a dormire, quando il bambino sperimenta il distacco dai genitori e il controllo sulla realtà si allenta. A fare da regia alle paure infantili vi è infatti la tematica della dipendenza/autonomia che accompagna inevitabilmente la crescita.
E’ proprio il conflitto tra il bisogno dei genitori e l’incertezza di ritrovarsi maggiormente da soli di fronte all’ignoto, il nodo centrale intorno al quale si sviluppano molte preoccupazioni. Tale timore ancestrale alimenta l’insicurezza del bambino soprattutto nei momenti di passaggio. Ne sono un esempio l’entrata all’asilo nido o alla scuola materna, i primi viaggi dei genitori senza di lui, la nascita di un fratellino/sorellina. Ogni volta che si confronta con un cambiamento il bambino può sentire vacillare il suo equilibrio. Man mano che cresce, le paure diventano sempre più complesse e articolate coinvolgendo la sfera sociale. Negli anni della scuola sentirsi accettato anche al di fuori della famiglia diventa un bisogno sempre più emergente e i timori possono riguardare il suo posto nelle relazioni con gli altri. Diventare grandi comporta infatti la rimessa in discussione delle certezze precedenti e la riformulazione di nuovi equilibri, sintonici con le esigenze di autonomia. Differenziarsi dai propri genitori e crescere non è semplice e può essere vissuto con la paura di allontanarsi da casa, di avventurarsi in situazioni nuove o che potrebbe accadere qualcosa di brutto in sua assenza. Attraverso il pianto, la protesta, un sintomo fisico, o un incubo il bambino comunica agli adulti la sua preoccupazione in maniera spesso inconsapevole e per un genitore non è sempre facile decifrare il messaggio racchiuso in questi segnali.
Il timore di separarsi però non riguarda solo i figli, anche nel genitore l’idea che il proprio bambino muova i suoi passi da solo può risvegliare incertezze e aspettative che lo riguardano. A volte vedere che il proprio figlio è spaventato può essere difficile da tollerare e il genitore stesso ha bisogno di tranquillizzarsi con una maggiore vicinanza. E’ vero che per un bambino sentirsi protetto e rassicurato dalla presenza dei genitori è importante per contenere le emozioni contrastanti che emergono, soprattutto in alcuni momenti di passaggio. Allo stesso tempo è anche confrontandosi con le nuove sfide che si sentirà incoraggiato ad una maggiore autonomia e che potrà trovare in sé delle risorse, anche quando i genitori non sono con lui.
Crescendo ci si può ritrovare nuovamente di fronte alla paura, ma sarà possibile anche attraversarla diversamente, per superare un’altra volta quelle ombre nel buio.

Dott.ssa Margherita Rosa

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